Dinamica

08.08.2012

La prima cosa che mi rimase impressa quando feci il primo modulo di tantra fu la meditazione dinamica. Avevo sentito parlare di questa famosa tecnica meditativa creata da Osho per gli occidentali, così poco amanti della meditazione tradizionale, dello stare fermi e immobili, una tortura!. Quindi per fare in modo che la mente potesse essere messa fuori gioco l'unico modo era la dinamicità forzata, proprio l'opposto dell'immobilità. Chi ne aveva fatto esperienza ne parlava come di una tecnica faticosa, impegnativa, devastante da evitare come un malanno......

Questa impressione riportata, così come accade per i bambini quando vengono spaventati con racconti misteriosi o parlando del buio e dei suoi fantasmi, così io mi approssimai a questa meditazione con tutte le apprensioni e le paure che assillano un fanciullo irretito.

Praticarla poi di mattina, appena svegli, con il corpo ancora intorpidito e intontito dal sonno, appariva impresa impossibile. Sarà stata l'aspettativa, l'influenza degli altri, le condizioni fisiche sta di fatto che la prima dinamica è stata per me un'esperienza sconvolgente.

Quella mattina mi sentivo, stanco, dolorante, assonnato, smarrito e ascoltare le istruzioni di uno del team contribuì a innalzare ulteriori ostacoli, mano a mano che procedeva la descrizione della fasi e ascoltavo quello che avrei dovuto fare cresceva in me l'ansia da prestazione. Mi dicevo che non sarei mai riuscito ad attenermi alle istruzioni che non avevo le risorse fisiche per reggere al ritmo, avrei sicuramente fallito.

Quando poi la musica iniziò con il suo caratteristico ritmo incalzante e ripetitivo della respirazione forzata, non sapevo da che parte cominciare, la mente mi suggeriva di simulare, prendermela comoda, infatti il respiro era bloccato, più mi sforzavo a sbloccarlo e più andavo in crisi, mi fermai diverse volte, cercavo di cambiare ritmo senza successo, muovevo le braccia e il corpo come mi era stato detto ma non sentivo alcuna naturalezza e fluidità nei movimenti, alla fine ero stremato e in apnea ed eravamo soltanto al primo stadio.

Al gong del secondo stadio, la famigerata "catarsi", le urla dei miei compagni mi disorientarono, mi dicevo ma perché devo gridare se non ne ho voglia, perché battere i cuscini, che senso ha, cosa devo scaricare, la rabbia ma non la sento, il dolore, nemmeno quello, l'odio, l'aggressività, ma che! Ero senza emozioni, le cercavo frugando disperatamente dentro di me ma non c'era nulla, provai lo stesso a gridare e a dimenarmi ma era una sensazione fastidiosa, forzata, allora rinunciai e mi limitai a muovermi imitando gli altri, sì perché nonostante fossi bendato, riuscivo a "sbirciare" dalla parte bassa della benda. Quella follia mi sembrò interminabile e accolsi come una liberazione il gong successivo.

Al peggio, però, non c'è mai fine e infatti c'era ora da saltare sul posto con le braccia tese verso l'alto e per di più cadere sui talloni, ahi!. accompagnandomi con mantra "hu!". Avevo voglia di fermarmi e abbassare le braccia, dopo pochi minuti già mi dolevano, dopo qualche salto mi limitai a scuotere il bacino poi provai a risaltare e feci questo tutto il tempo, flettendo e rialzando al contempo le braccia, in qualche modo arrivai al famoso stop e al congelamento.

E una parola!, bloccarsi all'istante, rimanere assolutamente fermi senza battere ciglio, impossibile dopo tanto agitarsi, infatti provai con tutte le mie forze a stare fermo ma non ci riuscii, il respiro affannoso, il bruciore dei muscoli delle spalle non era assolutamente gestibile, mantenni una parvenza di immobilità.

Poi finalmente la danza, la celebrazione, era ora!. Il corpo finalmente poteva muoversi liberamente non c'erano schemi da seguire né posture da mantenere, sicuramente la parte che ricordo di aver eseguito senza problemi e che mi dette un po' di soddisfazione e piacere.