Creatività olistica

 Dopo aver esaminato l'etimologia del termine che vede la sua radice sia nel latino, creare che nel sanscrito Kar, Kar-Tr colui che fa dal niente, il creatore, c'è da distinguere i vari campi in cui la creatività si esprime, tra le tante quella che interessa in questo contesto è la poesia.

A tale riguardo va ricordato che nell'antica Grecia la creatività era sinonimo di poeticità, il poeta era il creativo per eccellenza perché riusciva a materializzare le emozioni e gli stati d'animo entrando nelle profondità della propria anima.

La profondità dell'anima è spesso associata in alcune culture alla propria parte divina, di qui la comparazione creatore=divino; spesso si usa la definizione di poesia divina, il divin poeta ecc.

Non c'è dubbio che a certi livelli la, poesia soprattutto quella intimista che descrive stati d'animo e stati quasi onirici, attinge a profondità tali da divenire quasi incomprensibile ai più e diventa difficile spesso trovare le parole per assemblarla, di qui il ricorso a simbolismi, similitudini, paradossi, allegorie.

Altrettanto indubbio è il passaggio negli ultimi tempi da un linguaggio aulico, bucolico, epico e descrittivo, a quello più ermetico, personale, individuale e intimistico, quasi che ci fosse stato un passaggio nel percorso creativo da una posizione di osservazione verso l'esterno con la tipica descrittività, ad un'altra rivolta verso l'interno, come se fosse superata la fase della contemplazione delle emozione racchiuse nelle cose, nella natura, nei personaggi ed ora ci fosse l'esigenza di un gettare uno sguardo sulla propria interiorità e rappresentarsela come testimone di se stessi.

Qui io colloco il momento magico che lega la creatività alla consapevolezza. Perché qui la creatività diventa soggettiva, sperimentale, non si appoggia a elementi esterni, a figure, stereotipi ed altro, ma unicamente sul proprio senso di se e scaturisce dall'analisi introspettiva proiettata a 360 gradi e con un ponte gettato sulla realtà, non più intesa in senso temporale, con un passato, spesso legato al rimpianto e alla malinconia, o a un futuro fatto di speranze e desideri ma ad un momento indefinito che è al contempo presente, passato e futuro. Una poesia quasi "istantanea", nella quale non c'è nulla da descrivere, da raccontare o da auspicare ma che riflette la semplice essenza del presente.

E trovo peraltro in questo dei punti di contatto con il percorso interiore ingenerato dalle discipline orientali o olistiche in genere. Dove si comincia con l'analisi dei dati di realtà esterni, il legame emotivo ed energetico che si ha con gli stessi, e le emozioni che suscitano nel profondo di noi stessi e le influenza sui nostri comportamenti e sull'interpretazione della realtà. Nella visione poetica avviene qualcosa di simile e mentre il lavoro sul corpo e sullo spirito consentono di affinare la visione e di leggere quei dati in modo sempre più come specchio della propria interiorità, così la poesia diviene specchio di ciò che succede nell'anima sotto l'influsso di quei dati e di come essi vengano percepiti dalla nostra sensibilità.

Ancora nel percorso olistico pian piano l'influenza della realtà esterna diventa strumento di riflessione del proprio universo interiore, in modo da spostare gradualmente l'attenzione dall'esterno all'interno, nella poesia avviene la stessa cosa il collegamento con la realtà che fa da eco ai sentimenti e alle emozioni si capovolge e il flusso dall'interno all'esterno muta invertendo il suo corso dall'esterno all'interno. In entrambi i casi si smette di dipendere dalla realtà esterna, e si crea uno spazio interiore dal quale osservare e comprendere.

Devo dire che la poesia ha il vantaggio di essere già un collegamento privilegiato tra l'osservatore e le cose osservate, la realtà viene da subito "riletta" da una posizione che non è "passiva" rispetto ad essa che spesso viene trasformata, trasfigurata e resa più intima e propria. Il poeta è già di per se predisposto alla veggenza e alla "lettura" dell'essenza intima delle cose. Questa felice disposizione spesso porta ad intraprendere percorsi iniziatici e alternativi.

Se mutano le condizioni interiori muta anche lo stile poetico e il contenuto e la forma delle poesie. Quando si fanno entrambi i percorsi, quello olistico e quello poetico essi spesso si fondono dando vita a dinamiche sinergiche molto interessanti.

Alla fine il discorso poetico si fonde con l'altro fino quasi a scomparire perché a quel punto la poesia è direttamente contenuta negli atti e nelle parole, la vita cioè diventa poesia e viceversa.

Le condizione psicologiche e psichiche di una tale strutturazione sono state spesso oggetto di studio da parte della neuropsichiatria in particolare mi è parso interessante come spunto di riflessione quanto emerge da una citazione bibliografica sulle teorie correnti per una "neuropsicologia della creatività"

 In neuropsicologia l'aspetto propriamente individuale della creatività viene studiata con i metodi tipici dello studio delle funzioni cerebrali (come memoria, linguaggio, attenzione) che si basano sul confronto dell'espressione di diverse capacità neuro-motorie in relazione a tre circostanze [1]:

1. fasi dello sviluppo

2. esito di lesioni selettive

3. livello di eccellenza nello svolgimento di quella determinata funzione

Questi metodi hanno significato il prevalere dell'ottica riduzionista (le facoltà hanno sede nel cervello) che ha contribuito a notevoli successi quantitativi grazie anche alle recenti tecniche di imaging del cervello in attività.

L'ambito individuale dello studio della creatività si concentra quindi sulle capacità dell'atto creativo addebitabili a differenze individuali e che possano essere quindi affinate tramite una pratica e un'insegnamento.

Come appare evidente qui la creatività è vista come qualcosa che appartiene alle funzioni cerebrali e quindi come tale può essere influenzata da vari elementi tra i quali le differenze tra individui e la capacità dell'atto creativo che si basa proprio su queste differenze che possono essere più o meno affinate dalla pratica e dall'insegnamento.

Qui il punto è però che la creatività spesso è apparsa in soggetti che non avevano alcuna propensione né capacità creative, ma che si trovavano, loro malgrado, in circostanze, luoghi e condizioni particolari che ne hanno indotto la comparsa, basti pensare a luoghi di reclusione, di separazione forzata di segregazione ecc. Per cui si può dire che in ogni individuo c'è questa potenzialità, che spesso è indotta dalle circostanze che limitano la mobilità, il contatto con l' esterno e quindi con la relativa interruzione del flusso di immagini, suoni e movimenti che porta in maniera forzata a guardare in se stessi a sperimentare la solitudine e l'emarginazione, con un netto spostamento verso l'introspezione e l'introversione.

In questi casi se non si innesta un meccanismo patologico, soprattutto nel caso dell'introversione, spesso il disagio trova sbocco nella creatività, poesie, pittura, arte manuale ecc. che spesso hanno un contenuto qualitativo inaspettato.

La via dell'introspezione è quella che induce a scoprire dentro se stesso delle qualità e tutto un mondo di energie e potenzialità inespresse; esse vengono "lette" per via di una sorta di meditazione "forzata" imposta dalle condizioni di vita.

Questo meccanismo comunque si attiva anche per le persone "libere", quando si avverte una sensazione di profondo disagio, di contrasto con la realtà esterna, con le cose che non vanno come vorremmo ecc. anche in quel caso siamo di fronte ad un disadattamento che crea una prigione virtuale. In alcuni casi anche qui si attiva una sorta di valvola di sfogo, e tutto il disagio e le sensazioni forti che si accumulano dentro di noi, vengono proiettate all'esterno sotto forma di atti di ribellione, in questo caso si prende la via del conflitto che può portare all'anomia, oppure di distacco dal mondo con la creazione di uno spazio interiore nel quale ci si va a collocare e da dove si osserva quello che c'è intorno.

La creatività quindi in certi casi diventa l'alternativa alla realtà che non si accetta o a cui non si sente appartenere, attraverso la "creazione" si tende ad effettuare una trasformazione del sentire e del vivere ricostruendola emotivamente secondo parametri propri e rappresentandola poi all'esterno con forme diverse e filtrate (colori, versi).

Allo stesso modo il percorso olistico indirizza la voglia di alterità utilizzando tecniche corporee e meditative che facilitano l'introspezione e la creazione di quello spazio più volte citato dal quale reinterpretare e rivedere il senso della realtà esterna. Il centro di se diviene il fulcro di tutta l'esperienza di vita. Durante questo percorso si va a toccare soprattutto la dimensione della creatività che in questo caso però ha una sua caratteristica propria "la creatività non ha nulla a che vedere con un'attività in particolare; nulla a che vedere con la pittura, la poesia, la danza o il canto. Non ha nulla a che fare con qualcosa di specifico. Qualsiasi cosa può essere creativa: sei tu che introduci quella qualità nelle tue azioni. L'azione in se non e né creativa e né non creativa. Puoi dipingere senza essere creativo, oppure cantare in modo non del tutto creativo; e puoi pulire il pavimento con creatività, oppure puoi cucinare in modo del tutto creativo. La creatività è la qualità che tu introduci nelle tue azioni: è un'attitudine, un approccio interiore....è il modo con cui guardi le cose" (Osho)

  Qui la poesia, la pittura, il canto, la danza, qualsiasi altra fonte d'ispirazione diventano i mezzi attraverso i quali può attivarsi la creatività che quindi appartiene alla persona che crea è l'espressione più alta della sua energia.

In questo modo la realtà pur rimanendo la stessa assume, attraverso la capacità di entrarci in modo soggettivo, l'aspetto che ognuno di noi deve darle per rispecchiare la più profonda e autentica interiorità.

Spesso i percorsi iniziatici od olistici, si avvalgono di discipline più o meno antiche e sperimentate, discipline che vanno a toccare in profondità la struttura portante della personalità, dell'ego e della mente e per questo vengono definite "rischiose" per l'equilibrio psicofisico.

Percorsi che vanno ad agire sulla funzione della mente e nel rapporto col proprio ego, esercizi che creano i presupposti per il comparire di una coscienza di se, definita consapevolezza, che come già detto altrove, costituisce il testimone, colui che osserva ciò che viene fatto, anche da se stessi.

E' evidente che in caso di presenza di patologie il rischio di una perdita del controllo è possibile, tuttavia è indubbio che tutta una serie di problemi, anche di ordine psichico sono indotti da inasprimenti, saturazioni, accumulazioni di ingorghi energetici da frustrazione, stress, speranze disattese, sentimenti ed emozioni estremizzati o esasperati, dovuto proprio al fatto di essere preda della mente e dell'ego che si nutre proprio di queste dinamiche.

In una società dove l'affermazione di se è il principio fondante, questi percorsi alternativi sono l'unica via di uscita, e tra i percorsi alternativi va collocata anche la creatività e la capacità di collegarsi a dimensioni dell'anima che vanno oltre la mente e l'ego, essendo utilizzata la prima per poter veicolare la sensazione e renderla visibile su un supporto esterno e il secondo per comunicare l'esistenza di questa dimensione.

Dell'ego è stato detto "l'ego è molto astuto e i suoi metodi sono molto scaltri e può convincerti di avere ragione. Tenterà, in tutti i modi, in ogni modo possibile, di convincerti che ciò che dici è giusto e che qualsiasi cosa gli sia contraria è sbagliata. Ricorda l'ego non ha mai ragione! Non perdere l'opportunità di usare qualsiasi cosa sia contraria all'ego: usa quell'occasione per distruggere il tuo ego, perché quando tu non ci sei più, il divino è; quando tu non ci sei più, tu sei. Questo è il più grande paradosso della vita e dell'esistenza: quando tu non ci sei più, tu sei" (Osho).

Divenire veicolo di un flusso "divino", mediare letteralmente tra la dimensione che è oltre la singola personalità, questo fanno anche i grandi poeti e artisti in genere, oltre ai grandi maestri e iniziati. Il non essere più è proprio inteso in questo senso, impedire all'ego di deformare il messaggio originale nella sua assoluta purezza e forza per adattarla a scopi più o meno funzionali all'apparire e all'appagare la voglia di affermazione fine a se stessa. Significa quindi cogliere della realtà l'intima essenza e darle la colorazione e la dimensione che le sono proprie.

Tornando al discorso del "pericolo", è evidente che una siffatta impostazione interiore, scombussola gli equilibri preesistenti, fa crollare schemi e certezze che fanno da supporto alla vita, significa lasciare tutti gli appoggi e i riferimenti, in una parola sperimentare la solitudine e una sorta di "morte" di quello che di se stessi si era fino a quel momento immaginato si fosse.

E qui viene spontaneo far riferimento agli artisti maledetti, ribelli, spesso sull'orlo della follia se non in preda alla stessa. La potenza del disadattamento e della non corrispondenza tra ciò che si sente dentro e la realtà esterna ha fatto esplodere vere e proprie cariche autodistruttive che hanno portato in più casi al suicidio. Dare uno sbocco a questo senso di inadeguatezza è compito della consapevolezza e quindi l'accostamento tra il mondo della creatività e del percorso olistico qui diviene inevitabile e necessario.

Spesso leggendo delle poesie o guardando un quadro si avverte una forza "magica" una sensazione che va oltre i cinque sensi, altre volte invece sorge un "turbamento" come se si fossero dischiuse delle porte sull'ignoto e sul mistero, che al contempo affascina e spaventa. Analogamente a certi percorsi iniziatici che aprono dei varchi, rompono la scorza esteriore che ci difende da quell'abisso di energia che ci caratterizza, in questo caso però soccorrono delle tecniche che permettono di gestire, con la presenza di un forte elemento catalizzatore o guida, il caos che consequenzialmente si scatena quando si sciolgono i vincoli e si spezza la rete.

Questo non vuol dire non vivere nel mondo e le dinamiche del mondo ma è la prospettiva che cambia non si è più vissuti ma si vive come soggetto realmente attivo, senza mediazioni e compromessi.

 Riguardando la definizione di attività creativa che appare oggi prevalente si legge che:

-Le categorie di "nuovo" e "utile" radicano l'attività creativa nella società e nella storia. Il "nuovo" è relativo al periodo storico in cui viene concepito; l'"utile" è connesso con la comprensione e il riconoscimento sociale. Nuovo e utile illustrano adeguatamente l'essenza dell'atto creativo: un superamento delle regole esistenti (il nuovo) che istituisca una ulteriore regola condivisa (l'utile). Si individuano anche le due dimensioni del processo creativo che unisce disordine e ordine, paradosso e metodo.

Infine, le categorie di nuovo e utile ampliano la sfera delle attività creative a tutto l'agire umano a cui sia riconosciuta un'utilità economica - estetica o etica - e che sviluppi uno dei tre possibili gradi di novità: applicazione nuova di una "regola" esistente, estensione di una regola esistente a un campo nuovo, istituzione di una regola del tutto nuova. -

Qui appare evidente l'utilizzo che della creatività viene fatto da parte della società e "l'utile" che si cerca di ricavarne, e benché l'attività creativa sostituisca regole vecchie con regole nuove viene comunque irreggimentata, inglobata, assimilata. Diviene "regola" appunto, ma la creatività nella sua essenza pura non è una regola anzi e l'antiresi delle regole, dona invece come si è detto la peculiarità e la caratteristica all'azione che ne scaturisce e appartiene di diritto a chi la esprime e non può divenire oggetto di scambio o baratto per eventuali profitti e utilizzazioni mirate a creare regole. Chi crea regole di solito lo fa per avere il controllo. La creatività è l'opposto del controllo e pura, libera espressione di se senza mediazioni o filtri o scopi reconditi.

- Poiché si fonda sulla profonda conoscenza delle regole da superare, la creatività non può svilupparsi in assenza di competenze preliminari. Caratteristiche della personalità creativa sono curiosità, bisogno d'ordine e di successo (ma non inteso in termini economici), indipendenza, spirito critico, insoddisfazione, autodisciplina.-

Questa definizione in parte è vera per quanto riguarda l'indipendenza, un fondo di insoddisfazione, la curiosità e io aggiungerei la sperimentazione e il coraggio, vedo un po' meno l'autodisciplina e lo spirito critico (se inteso come giudizio) che ridonda mediazioni dell'ego. Vero è che cambia le regole nel senso che le capovolge e quindi la conoscenza, ma io aggiungerei la consapevolezza, è necessaria.

Ritornando ai problemi che la capacità creativa provocherebbe all'equilibrio psichico, vale la pena estrapolare un ulteriore passaggio della definizione citata:

- Negli anni '60 e '70 Eugen Bleuler studiando la dementia praecox ne sottolineò quattro aspetti particolari:

1. allentamento delle associazioni mentali

2. anaffettività

3. ambivalenza

4. autismo

L'ipotesi naturale dopo Bleuler fu che la tendenza a formulare associazioni inusuali fosse alla base di questo disturbo, che egli battezzò schizofrenia.

Da altri era stato concluso che una tendenza alla iperinclusività degli elementi, sino alla produzione di collegamenti improbabili, era riportata anche in studi psicometrici condotti su individui creativi. Si poteva immaginare che uno stile di pensiero schizofrenico senza l'angoscia e la destrutturazione della patologia corrispondente potesse essere alla base dell'atto creativo. -

Una lucida follia, poiché tale è la consapevolezza di essere fuori dagli schemi, sarebbe quindi alla base dell'atto creativo, in realtà non siamo molto lontani dalla verità. Abbandonare le certezze, scombinare i circuiti di un certo modo di pensare razionale e logico, sciogliere i dogmi, le fedi e ogni altro sostegno psicologico, significa creare un vuoto senza appoggi, un vuoto in cui la mente fa fatica a collocarsi e dove l'ego non ha appigli significa creare i presupposti per una scissione della personalità, diciamo pure una frattura. La "morte iniziatica" non ha caratteristiche diverse, per cui ancora una volta appare evidente la vicinanza operativa tra l'azione creativa e il percorso iniziatico. Entrambe demoliscono l'esistente, abbattono gli schemi, distruggono le illusioni, tendono a creare un ponte con l'assoluto, lo sciolto, il libero fluire dell'energia senza tentare di interpretarla o di gestirla per un qualche scopo, ma farla estrinsecare per quella che è.

In sostanza la realtà prende la forma che noi gli vogliamo dare quindi si inverte totalmente il flusso di percezione non si è più ciò che la realtà e la sua organizzazione a priori vuole che siamo ma all'esatto opposto si diviene pura potenzialità che rappresenta, come già detto, il fluire libero dell'energia che si da una forma conservando però l'intima sua essenza.

Questa condizione di lucida follia nella quale ci si va a calare quando si intraprendono siffatti percorsi può portare, ma non sempre accade, a situazioni di evidente patologia e il riscontro di questa "possibilità" statistica la si ritrova negli studi fatti in tal senso in neuropsicologia:

-JL Karlsson nel 1978, nel suo Inheritance of creative intelligence (Nelson-Hall, Chicago, 1978), rilevò in Islanda una maggiore frequenza di alcune psicopatologie tra quanti venivano citati nel WHO's WHO, a causa della loro creatività rispetto ad altri.      

 Albert Rothenberg fece in seguito riferimento alla presenza di un pensiero allusivo nei soggetti creativi capace di cogliere associazioni remote e infrequenti senza sentirsi disturbati dalla loro stranezza.

Sebbene si sia ipotizzato che a fronte di maggiori stimoli il creativo disponga di una maggiore fluidità o velocità di pensiero, niente in tal proposito è stato dimostrato. Molto più condiviso dai ricercatori è l'elemento della disinibizione nelle associazioni. Questa di pari passo espone il soggetto a varie forme di psicopatologia-

Il grassetto e le sottolineature sono volute perché vanno a confermare quanto è stato finora detto e cioè che i soggetti creativi sono predisposti al rovesciamento e quindi disinibizione del modo comune di effettuare associazioni mentali, che spesso questo atteggiamento non comporta disturbo e che c'è una disposizione ad una maggiore fluidità e velocità di pensiero.

Del rovesciamento abbiamo già parlato e detto in cosa consiste partendo da una condizione iniziatica, la disinibizione delle associazioni mentali è in sostanza la spontaneità e l'immediatezza che scaturiscono dall'agire senza il filtro degli schemi precostituiti, che tutto ciò non comporti disturbo dipende dal grado di aderenza alla nuova condizione e al livello di consapevolezza raggiunto in tal senso. E' d'altro canto evidente che se ancora restano dei condizionamenti e dei nodi non sciolti che ancora legano la dimensione interiore del soggetto allo schema di realtà che si va demolendo, il rischio di derive patologiche è più alto. Tuttavia, come già detto, una guida efficace e tecniche appropriate consentono di gestire il percorso limitando se non escludendo del tutto questo rischio.