Contaminazione

La proposta consisteva nell'organizzare un workshop di mezzo pomeriggio lavorando sui chakra secondo le tecniche dell'Aura Soma e quelle dinamiche Osho Chakra Sound o Breithing. L'entusiasmo con cui l'ho presentata all'interlocutore si è spento quasi subito, questi conosceva già le meditazioni di Osho per averle praticate anni fa e si dichiarava saturo delle stesse e che in questo momento stava facendo un percorso diverso. Questa risposta ovviamente non aveva nessuna relazione con la proposta, rifletteva, invece, una condizione di evidente disagio e turbamento. In quel frangente mi è sorta dentro la parola "contaminazione" ed è "partita" la riflessione che riporto. Contaminarsi è uno dei principi che caratterizza il tantra, mettersi in discussione, osare, provare, sperimentare sono tutti verbi con i quali si coniuga la via del cambiamento e della trasformazione. Una condizione che mette in crisi chi ha bisogno di certezze, di continuità, di appoggio e riferimento. "Fare qualcosa insieme" è subito interpretato come un mettere in pericolo l'"equilibrio" raggiunto con la propria pratica, di qui la chiusura alla sperimentazione. Questo accade per mancanza di centratura e radicamento. Quando i punti di riferimento sono esterni e ci si collega agli stessi per avere certezza e sicurezza, quando l'impostazione della pratica e di tipo devozionale. La creazione di figure che devono intercedere, l'invocazione di entità protettrici rivela la necessità di affidarsi all'altro da se, l'energia convogliata da canalizzazioni e mediazioni. Il tantra e tutte le altre discipline che hanno come riferimento l'energia di base e il corpo, recidono ogni legame, ogni protezione, è un modo di essere "temerario", "rischioso" ci s'identifica in ogni manifestazione energetica di qualsiasi genere senza appoggiarsi a nulla e senza chiedere l'aiuto o l'intercessione di alcuna figura intermedia. Il rapporto con l'energia di base è diretto. Tornando alla proposta in questione, non avevo chiesto all'interlocutore di rinunciare alla sua via per percorrerne un'altra, ma "semplicemente" sperimentare l'effetto dell'applicazione congiunta di due pratiche complementari, sui praticanti. L'obiezione si fondava sulla differenza strutturale delle due pratiche: dinamica l'una, statica l'altra, quest'obiezione, però, non teneva conto del principio che governa la manifestazione: Yin e Yang le due facce della stessa medaglia, la proposta era mirata a potenziare il riequilibrio di queste due forze nei chakra e invece era stata interpretata come possibile causa di squilibrio!!. 
La "contaminazione" è strettamente collegata alla multidisciplinarietà, quest'ultima essendo l'aspetto operativo della prima. La tendenza in molti operatori è di chiudersi nel proprio spazio e "limitarsi" a esercitare con il proprio gruppo. Anch'io ho fatto un'esperienza analoga che è durata sette anni, ho condotto un gruppo di meditazione per tre anni insieme con altro operatore, poi negli ultimi quattro da solo. Negli ultimi tempi ho avvertito l'esigenza di cambiare, ho sentito che il "fuoco" generato dalla conduzione settimanale, sistematica del gruppo si stava spegnendo, sono quindi passato ai seminari o workshop di un'intera giornata con cadenza mensile, questo ha ravvivato il fuoco creativo e sperimentale. Ora sento che il passo successivo è la multidisciplinarietà. Che significa condividere esperienze con gruppi e discipline diverse. Senza temere che questa sperimentazione interferisca in qualche modo con la propria via o alteri il fluire armonico con l'energia. L'energia è unica, anche se il suo manifestarsi è diverso secondo i modi e i percorsi che sono utilizzati. Se l'operatore s'identifica nella disciplina che diventa l'unico punto di riferimento e di appoggio, tende solitamente a identificarla con la migliore in assoluto e quindi a escludere il contatto sinergico con altre ritenute "contaminanti" o strutturalmente diverse dalla sua. Nel gruppo tende a formarsi una relazione guru - adepto con la tendenza a preservare, quest'ultimo, dalla "tentazione" di provare esperienze diverse. Questa dinamica caratterizza quelle operatività per le quali la guida o il conduttore diventano elementi di canalizzazione dell'energia che viene prevalentemente dall'"alto". Un percorso dal quarto chakra in su e viceversa. Dall'altro lato troviamo le vie che utilizzano l'energia di base, le radici e il corpo come punto di partenza per la riscoperta del se. Una delle vie più note, in questo senso, è il Tantra che lavora soprattutto dal primo al quarto chakra.
"Vantaggi e svantaggi" della multidisciplinarietà.
In natura non esiste una condizione di vantaggio o svantaggio, esiste l'equilibrio tra gli opposti, che consente alla stessa di esistere, il concetto di vantaggio o svantaggio riguarda la persona e in particolare l'ego. Sentire come vantaggioso o non una sinergia tra discipline diverse, significa operare sostanzialmente nello spazio dell'ego. La sinergia è "semplicemente" sperimentazione senza aggettivi, i risultati dell'esperimento possono essere diversi da soggetto a soggetto, ma questo è un altro discorso. Perché la sperimentazione abbia un senso, è necessaria la coesione tra gli operatori che guidano il workshop e ovviamente una propensione di entrambi a mettersi in discussione. Passando ad un livello più pratico, per chi partecipa a questi incontri "misti", si può realmente parlare di vantaggi. Facciamo un esempio: se partecipi a un workshop di tre discipline diverse, pagando una sola volta, puoi vivere ben tre esperienze diverse, in cifre, ipotizzando un costo di 20 euro per disciplina se avessi dovuto fare più workshop per ognuna di esse, avresti pagato 60! Questo il "vantaggio" pratico, economico. L'altro, quello ben più importante ed incisivo è l'efficacia dell'esperienza in termini di attivazione, espansione e armonizzazione. L'elemento topico negli incontri multidisciplinari è quindi il "tema", che deve essere condiviso, ossia è fondamentale che si "lavori" sullo stesso campo energetico o in campi diversi ma sinergicamente collegati. Vediamo ora cosa accade dalla parte di chi conduce: tre operatori di tre discipline diverse organizzano un open day di una giornata, uniscono i propri gruppi, si stabilisce un costo di 20 a persona. Ipotizzando una presenza di 30 persone, 10 persone per operatore, l'incasso complessivo sarà di 600, tolto il costo della location che mediamente è di 100, restano 500 euro, diviso 3 fa 166 Se ognuno degli operatori separatamente conduce lo stesso open day chiedendo lo stesso prezzo ma con soltanto il suo gruppo, tolto il costo della location, incassa 100, quindi c'è un guadagno netto di 66. Questo è solo un esempio indicativo ed è rivolto a chi è più "attento" ai costi e ai guadagni, ovviamente il valore aggiunto è l'intensità dell'esperienza, dell'energia e del ritorno che un workshop multidisciplinare può dare sia a chi lo conduce che a chi vi partecipa.