Rovistando nell'ego
Mi sento come dentro un calesse, sballottato e addolorato con le membra in disordine e l'altitudine non mi aiuta a sopportare tutto il peso che trasporto con me. Ci sono tutti i ricordi, anche quelli di eventi che non sono accaduti ma che sono solo desideri. Un calesse senza conduttore, con un cavallo invisibile ma agitato, lungo la strada fatta di sassi e ghiaia, le ruote scivolano ed esso saltella senza soste, con uno sfrigolio e un rumore insopportabili. Il mio sguardo passa dall'interno del calesse tutto in raso rosso, all'esterno di questa pianura brulla e indugia sull'orizzonte che oscilla di continuo, tanto da farmi sentire ubriaco. Non so dove sto andando e perché ma la sensazione e che fuggo da qualcosa o da qualcuno, forse da me stesso, eppure sono qui non posso lasciarmi indietro è fisicamente impossibile; in realtà fuggo dai miei pensieri da quello che sento e provo. Ma dove posso andare? Dove scappare se poi mi porto dietro tutto quanto? Penso di fermare questa folle corsa e accettare ciò che sta accadendo, ma senza cavallo e senza conduttore chi fermerà il calesse?

