Metamorfosi di un Movimento

Il Movimento è dinamicità,
fluidità, trasformazione e cambiamento; è sperimentazione e ricerca. Allo
stesso tempo è imprevedibile e mutevole. Così era Valdarnolistico nel settembre
del 2013, per questa connotazione energetica e "pulsante" vi avevano aderito
tanti operatori e associazioni. L'entusiasmo, la creatività, la speranza
avevano indotto perfino gran parte degli operatori a finanziarlo in vista
dell'evento presentazione. Un Movimento dà una sensazione di transitorietà, di
impermanenza e soprattutto fa sentire libere le persone di aderirvi o meno a
seconda del momento e del grado di fiducia che si ha su quello che promuove in
un determinato momento. Così è stato nell'estate del 2014, gli aderenti al
movimento decidono di presentarsi pubblicamente per far sapere della loro
esistenza ed espandersi per diffondere l'idea olistica, ma questo è stato
proprio l'atto che ne ha decretato lentamente il declino, perché l'idea per
materializzarsi deve diventare concreta e per farlo, contamina la sua stessa essenza,
questa contaminazione ha provocato la cristalizzazione del fluido, come di lava
vulcanica che si raggruma, a lungo andare, a contatto con l'aria.
Si innesca, quindi, una spirale
senza uscita, perché per diffondere un movimento con i suoi intenti e contenuti
e condividerlo con tutti, si devono avere i mezzi economici per farlo. Per
fittare location private, farsi pubblicità occorre che nel movimento ci siano persone
dotate di buone risorse finanziarie. Valdarnolistico non ne aveva e le
associazioni che avrebbero potuto "ammortizzare" le spese utilizzando le loro
sedi operative, sono uscite quasi subito. Non avendo quindi una sede propria,
il movimento ha dovuto rivolgersi a strutture pubbliche, costituendosi come
persona giuridica, per questo nasce l'Associazione, per poter fruire dei
"vantaggi" di una location e di parte della pubblicità, gratuita.
L'associazione però ha
caratteristiche che mal si conciliano con la fluidità: è burocratica,
verticistica, cristallizzata in schemi e regole prestabilite, l'adesione
necessaria viene vissuta, dai soci, come un impegno, così come la
partecipazione economica, questa volta necessaria e inevitabile. Cercare di
tenere in vita allo stesso tempo l'associazione e il movimento a molti è
apparso una forzatura sono nati i primi contrasti, le conflittualità, la presa
di distanza. Conciliare fluidità e rigidità era ritenuta impossibile.
Il Movimento aveva la sua ragion
d'essere nella capacità di creare sinergia, rete, libera adesione a iniziative,
e prevedeva la condivisione energetica con la composizione di gruppi spontanei mirati
alla ricerca e alla sperimentazione. Ricordiamo le "famigerate" riunioni di
gruppo dinamico-operative in contrapposizione a quelle così dette organizzative
e di team. Anche quella impostazione, però, ha creato perplessità in qualcuno
dei partecipanti che non riusciva a coglierne l'aspetto arricchente e di
crescita personale che implicava, definendo quelle performance "tempo perso" e
"mancanza di concretezza". Dimostrando di essere nella dinamica di una visione
della realtà ego condizionata, che si manifestava nella pressante esigenza di
affermazione e di raggiungimento di risultati "concreti".
Il naturale sviluppo di un
Movimento è la Comunità, il villaggio globale ecc. Come associazione invece
siamo chiamati a vivere nella realtà di tutti i giorni e in un contesto sociale
organizzato da abitudini e schemi che nella sua sostanza vanno trasformati, la
mission di Valdarnolistico e conciliare l'inconciliabile, ossia contenere in se
stesso sia l'anima del Movimento che il corpo dell'Associazione, il primo si
alimenta quando i suoi componenti si incontrano in modo informale e in contesti
non "istituzionali" il secondo tende a inaridire e spegnere il contenuto
dinamico del primo con la rigidità della struttura societaria che emerge per
necessità organizzative e progettuali. Questa dicotomia può essere risolta ripristinando
gli incontri "energetici" tra gli operatori attraverso workshop, open day, wek
end multidisciplinari e scambi di esperienze nei rispettivi gruppi. La via dell'equilibrio
tra fluido e rigido passa attraverso il recupero del senso di se in sinergia al
senso di stare insieme.