Elemento femminile cosmico

14.06.2023

La Dea Shakti, soprattutto nel Tantra viene personificata come la saggezza, l'energia della coscienza la controparte maschile Shiva, invece l'essere, la volontà e la percezione.

Si potrebbe dire, in altri termini, che la Shakti nella sua forma aggregatrice della manifestazione è, nella dimensione interiore del nostro corpo, la parte destra del cervello, quella femminile con caratteristiche di creatività, indipendenza da schemi precostituiti, intuito. Dal punto di vista quantistico è la dimensione senza l'asse del tempo, quindi immortale. Nella sua istintualità, creatività e imprevedibilità costituisce una dimensione senza tempo che è la longa manus della coscienza nel suo atto creativo (parte animica). Shiva di converso è la parte maschile, sinistra del cervello, razionale, schematica, che si esprime con atti di volontà, e che va ad intervenire sulla forme generate dal femminile per renderle intellegibile nella sua fase funzionale e finalizzata, in altre parole dà una forma e uno scopo alla materia prima, creata dalla parte femminile. Anche qui dal punto di vista quantistico questa parte sinistra è priva dell'asse dell'energia per cui la percezione è lineare e temporale (spazio, tempo) è in queste due dimensioni si organizza e incide (parte spirituale).

Tornando alla Dea Shakti che potremmo a questo punto identificare come parte animica, e quindi archetipo femminile, nella sua forma simbolica di serpente che si snoda (kundalini), definisce la dimensione sessuale ed erotica. Quindi sostanzialmente "motore" della creazione anche in senso stretto (nuovi corpi nei quali e attraverso i quali è possibile fare l'esperienza di vita).

Nel Tantra viene utilizzata l'energia sessuale nella sua componente erotica, quindi non necessariamente orientata alla procreazione. Si da maggiore risalto quindi alla propria componente femminile, perché c'è l'esigenza di riequilibrare il gap con l'elemento maschile che è fortemente predominante. Quindi un lavoro interiore per acquisire la componente femminile, animica e mitigare l'eccesso di spazio tempo dell'elemento maschile, così da acquisire la consapevolezza che tutto quello che appare essere reale è una neurosimulazione funzionale all'esperienza da espletare.

L'equilibrio quindi tra l'elemento spirituale e animico consente di percepire la realtà esterna per quella che è e comprendere che si è al contempo creatori e formatori della nostra stessa esperienza di vita.

Nella sostanza gli elementi indicati sopra definiscono la dualità, una separazione necessaria per vivere l'esperienza come reale. L'altro da se deve essere creduto reale se si vuole interagire e ottenere dei risultati in termini esperenziali, l'anima e lo spirito, Shakti e Shiva sono entrambi funzionali per delineare lo schema olografico nel quale andiamo apparentemente ad operare.

Il Tantra appare alla luce delle sue tecniche e pratiche fisiche, all'avanguardia e sotto certi aspetti una disciplina rivoluzionaria. Il Tantra infatti tende a far incontrare le due parti, prima individuandole poi portandole ad una fusione operativa, durante la quale di sperimenta l'unità. E questo sostanzialmente avviene attraverso il contatto energetico sessuale che viene vissuto con assoluta consapevolezza dei ruoli e della tipologia energetica che ci rappresenta. Ma se vogliamo il Tantra va ancora oltre nel senso che crea il presupposto delle non dualità già all'interno del singolo partner, per cui all'atto della fusione sono quattro gli elementi che concorrono all'esperienza. Nelle pratiche e nelle sessioni a coppie, questa sinergia a 4 consente di creare un cerchio magico che fluisce da un corpo all'altro che è la risonanza esatta della ricomposizione della dualità che in contemporanea accade in entrambi i partner.

Come appare evidente tutto questo è possibile solo se si potenzia la propria componente femminile la Shakti appunto senza la quale Shiva, che predomina facendo prevalere la componente esteriore e "materiale" sulla quale "agire", non può assaporare e riconoscere la non dualità. La non dualità è in pratica l'elemento che consente alla coscienza di comprendere chi è e che cosa sta facendo nella sua condizione duale.