Sincronismo e identificazione

17.01.2014

Questa è la definizione corrente di "Sincronismo", un sostantivo usato sempre più spesso negli ultimi anni e diffuso soprattutto tra chi lavora nel mondo dell'olismo e della meditazione, della ricerca e della sperimentazione interiori. Da bambino mi meravigliavo di tutto quello che vedevo intorno a me, suoni, profumi, luci.  Vivevo l'alternanza della luce e del buio come qualcosa di misterioso e affascinante insieme. Poi ho cominciato a pensare, ad analizzare, ad assegnare un nome a tutte le cose ed è nata, dentro di me, la contrapposizione, il senso della differenza e della distanza. Ho creato la realtà oggettiva, ho dato corpo e fisicità agli oggetti, alle figure di riferimento che suscitano emozioni forti, contrastanti. Prima l'altro da me poi l'altro dall'altro, così si è costruita una scenografia dove ogni cosa e persona ha un ruolo, interpreta un personaggio ed io lì che assisto alla recita con la convinzione che tutto sia indipendente da me, che le cose e le persone appaiono e scompaiono e questo mi mette in crisi, per il senso d'abbandono o la paura di non essere all'altezza di quelle cose e di quelle persone e di non essere in grado di recitare la mia parte. 


Poi accade qualcosa di magico, si disegna un file rouge, dapprima sottile, quasi invisibile, poi sempre più spesso e visibile. Un filo che collega le cose tra loro, fino a formare una rete. Per vedere questo filo, non è stato sufficiente aprire di più gli occhi o focalizzare la vista, ho dovuto cominciare a liberarla dai fitti veli sovrapposti che celavano e in parte ancora celano la vera consistenza della realtà. Ho potuto comprendere che la mente, sovraccarica di pensieri e di nozioni, si mettesse al servizio dell'ego, dell'apparire, e fa in modo che l'agire corrisponda ai modelli prestabiliti. Una emulazione che addormenta ogni voglia di cambiamento. Squarciare i veli è doloroso, perché significa negare tutto quello che vedi, restare senza riferimenti, nudo in mezzo al mondo, significa creare il vuoto dentro e fuori, comprendere la dinamica della proiezioni, degli specchi riflettenti, degli spazi contigui. Tutto questo per far svanire la nebbia che impedisce di vedere la luce, il sole, la radiante energia che tutto contiene. 

La rete, il filo rosso, i collegamenti sono sempre più evidenti, anche questi però destinati a scomparire e lasciare il posto a una superficie unica, sferica senza punti d'apertura, possente e così ti accorgi che tutto quello che credevi separato è unito e che ogni rappresentazione della realtà è legata da un nesso di causalità. Che quello che accade o non, ha sempre un senso e questa è la "Sincronicità". Gli eventi accadono senza che tu possa far nulla per impedirli, ma al contempo sai che quello che sta accadendo è "giusto", corrisponde a quello che in fondo ti aspettavi o meglio, corrisponde a quello che "deve" accadere perché è in sintonia e in armonia con tutto l"insieme" che percepisci come veramente reale! 


Ti accorgi che quello che accade s'identifica con te ed è quindi quello che "vuoi". 

Questa riflessione mi è stata dettata dalla lettura di un articolo "Sincronicità Mistero irrazionale" di Gisella Filippi sulla rivista "Il Grande Vetro" n. 111. In particolare là dove è citato Jung che della "Sincronia" dice: " La Sincronicità implica quattro principi collegati tra loro: "1) il mondo è organizzato da quei modi di vedere che sono diventati dominanti. 2) il causalismo è una delle prospettive con cui si può osservare il mondo e permette di cogliere alcuni elementi, ma non ne fanno vedere altri. 3) il causalismo permette di spiegare solo gli eventi che si dispiegano nel tempo e nello spazio. 4) spazio e tempo sono categorie psichicamente relative. Definisce poi come eventi sincronici tre fenomeni 1)la coincidenza di uno stato psichico dell'osservatore con un evento esterno obbiettivo e contemporaneo. 2) la coindicenza di uno stato psichico con un evento esterno distanziato nello spazio e che può essere verificato solo in seguito. 3) la coincidenza di uno stato psichico con un evento futuro, non ancora esistente, che può essere verificato solo a posteriori. Si dilunga infine sulle condizioni che devono sussistere per poter parlare specificatamente di sincronicità, la quale può essere vista come il tentativo di dare una risposta all'interrogativo che ci si pone su come sia possibile che si palesi una situazione che, di fatto, non è possibile in un certo momento e in un certo spazio, questione a cui la scienza non sa rispondere ed è per questo che esclude in partenza gli eventi sincronici.

E' facile rilevare come tutti i punti rimandano alla dimensione esperenziale della prima parte di questa riflessione: "Il mondo organizzato da quei modi di vedere che sono diventati dominanti" non è altro che tutto ciò che è dato ed è trovato come già esistente quando si comincia ad avere un rapporto mentale con la realtà esterna. Il punto due è in pratica la conseguenza del primo, la parzializzazione causata dalla divisione e dalla differenziazione delle cose rappresentate, fa sì che si percepisca il legame tra queste solo attraverso il nesso di causalità. Tale nesso, punto tre, appare solo in relazione ad oggetti, cose ed eventi che accadono e prendono forma nella dimensione spazio tempo. Diventa quindi inevitabile, per la visione parzialistica e unilaterale, quarto punto, che lo spazio tempo deve essere definito un elemento relativo, perché percepito, come tale, a causa della successione proiettiva e interpretativa che cambia secondo la condizione e dell'evoluzione dell'osservatore. 


Lo spazio tempo ha in se un'apparente consistenza creata dalla proiezione oligrammatica che al contatto è percepita come cosa solida e oggettiva. Lo stato sincronico presuppone una capacità di percezione della realtà più vicina al testimone che prende forma nel momento in cui la mente cessa di "interpretare" la realtà ed essere portavoce dei desideri e delle attese dell'ego. La successione individuata da Jung contiene ancora elementi legati all'interpretazione perché si accenna alla dimensione spazio-temporale che è in ogni modo una proiezione dell'ego. Da una posizione, però, già più "filtrata" e meno grossolana, perché si riesce a collegare tra loro fatti ed eventi che in condizioni "normali" sembrano non avere tra loro alcun nesso. Comincia in pratica a configurarsi una dimensione che contiene tutti gli eventi così come un puzzle contiene tutti i suoi pezzi sebbene non ancora collocati al loro posto. 

Per tutti i motivi finora esposti, è inevitabile che la scienza abbia dei dubbi sull'autenticità e oggettività di questa condizione sincronica, la scienza, che ha dalla sua la gran forza del dubbio e il volano della ricerca e della sperimentazione, poggia le sue fondamenta su teorie e postulati che hanno l'inconveniente di cristallizzarsi e diventare ostacoli, spesso insormontabili, sulla via del relativismo. La negazione degli eventi sincronici, si spera che qui ci si riferisca a posizioni radicali coeve all'epoca di Jung, poiché le recenti "scoperte" e intuizioni della fisica quantistica, mettono sistematicamente in crisi tutte le certezze, non esclude che questi eventi esistano per chi li percepisce, per costoro essi sono altrettanti reali quanto le formule matematiche e gli esperimenti di laboratorio. 

Nella parte finale dell'articolo l'autrice ipotizza che la sincronicità possa essere collegata allo spazio emotivo narrando un aneddoto di una paziente, concludendo che "l'evento vissuto dalla paziente, non pensabile, né identificabile e senza nessun rapporto casuale tra esterno ed interno, è stato l'immissione improvvisa di un elemento irrazionale, che ha scosso e scardinato quella costruzione razionale, già incrinata e barcollante, che riteneva impossibile quest'incontro (con una persona che non credeva di poter rivedere) per il quale, difensivamente, non si sentiva ancora pronta. Termina "Forse possiamo affermare che, perché si verifichino eventi sincronici, è necessario che ci sia un fattore emotivo che abbassi il livello di coscienza per fare emergere percezioni, osservazioni e conoscenze subliminali; forse queste conoscenze sono attivate da una sorta di tensione psichica prodotta da un qualcosa di legato ad un'aspettativa." 

La catarsi, che nelle meditazioni attive così come in altre numerose tecniche che agiscono sullo stato di coscienza, è un accadimento interiore fondamentale, perché consente di spiccare il salto nell'"irrazionale", la mente e l'ego sono temporaneamente posti in stand by, si crea quindi un vuoto che è colmato da chi osserva e allo stesso tempo produce ciò che sta osservando, è in questa condizione che matura la percezione sincronica che poi è sperimentata nella condizione di "normalità", riuscendo a "leggere" gli eventi come legati ad un unico contesto, senza soluzione di continuità, un disegno armonioso, onnipervadente che si presenta con apparente contradditorietà solo se riferita all'aspettativa dell'ego, della persona che non ritrova nel riflesso che gli appare, quello si aspetta o ciò che pensa deve accadere, per "nesso logico". Restando nella pura osservazione e accettazione dello stato delle cose, la "lettura" diventa armoniosa, comprensibile, perfettamente in "sintonia" con quello che sta accadendo, una dimensione che "lega" e all'interno della quale la sincronicità appare come un passo decisivo verso la "identificazione consapevole" con il tutto.